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Pubblicato il 26-09-2016 in Magazine

​Celebrando gli 80 anni di Rapala

Di Antonio Varcasia

Con la collaborazione di Dario Alicicco e Sasha Sharai, Reality Fishing

Quest’anno la casa produttrice di artificiali più famosa al mondo festeggia i suoi 80 anni. E’ un traguardo importante perché se è vero che raggiungere un obiettivo è importante, diventare un punto di riferimento per gli angler di diverse generazioni è un’altra storia. Vediamo in questa serie di articoli di conoscere quali sono i segreti di questa azienda, quali i possibili orizzonti e anche di capire cosa sta cambiando nel mondo degli artificiali.

Parte I: le origini

In ogni religione esistono dei luoghi simbolo, dalla Ka'ba a Piazza San Pietro, fino al Bodh Gaya, il luogo del risveglio del Buddha o al Uluru, monte sacro per gli arborigeni australiani. Sono luoghi che al di là di quello che rappresentano hanno un significato intimo per chi li visita, qualcosa che esprime la trascendenza che di fatto rappresentano. Ma non è necessario essere un fedele per avere dei luoghi di culto, anche gli atei ne hanno anche se non con le sembianze di chiese o moschee. I pescatori, credenti o meno, anche loro hanno dei luoghi simbolo, spesso sono delle destinazioni uniche al mondo, sognate e sospirate, come Rio Grande nella Terra del fuoco, Boca Grande in Florida, Bugatti Reef nella Great Barrier in Australia, etc… (la lista è lunga). Per gli amanti della pesca con gli artificiali, ed in particolare per chi pesca a spinning, in quella lista rientra il lago Päijänne in Finlandia. In questo posto fiabesco, ottantanni fa nasce Rapala dalle mani di un umile bracciante.

Per molte persone in tutto il mondo la parola “Rapala”, pronunciata con gli accenti più strani a seconda della lingua è sinonimo di esca artificiale. E’ questo un dato di fatto che fa capire quanto Rapala sia entrata nella cultura degli angler, dal latino-america fino alla vecchia Europa, passando per l’Asia. Ottantanni fà era solo un’idea, di un umile pescatore che osservando il comportamento predatorio dei Lucci, pensò che forse una imitazione delle loro prede potesse essere un qualcosa di interessante non solo per i pescatori. Fino ad allora il mondo delle esche artificiali era un qualcosa di abbastanza limitato, in pratica solamente a quelli che oggi conosciamo come cucchiaini. La storia di Lauri Rapala è un qualcosa di molto semplice e concreto, una storia fatta da persone normali che con grandi difficoltà, grazie all’ingegno umano, cercano di venir fuori da una situazione contingente abbastanza complicata.rapala old

Una storia dalle umili radici

In un contesto politico e sociale drammatico, in cui la Finlandia è ancora sotto il controllo della Russia, in una piccola isola del lago Pӓijӓnne il 27 Novembre del 1905 Maria Eerikintytӓr dà alla luce un bambino che sembra come molti purtroppo già segnato dal corso degli eventi.

Il piccolo Lauri, nato da una notte di passione, non conoscerà mai suo padre e Maria dovette allevare da sola il bambino con grandissimi sacrifici. Alla vigilia della prima guerra mondiale, si traferiscono ad Asikkala dove la donna riesce a trovare un lavoro discreto e grazie ad una legge appena promulgata, a registrare finalmente il bambino all’anagrafe. Il sacerdote, dovendo impartire un cognome, decide di dare al piccolo Lauri quello del suo paese di provenienza, ovvero Rapala, con cui da questo momento in poi verrà conosciuto. In realtà il ministro commise un piccolo errore, infatti il paese esatto di nascita del piccolo era Saarinen e questo sarebbe dovuto anche essere il suo cognome adottivo.  

L’infanzia di Lauri è segnata dallo scandirsi del primo conflitto mondiale, periodo in cui riceve un’istruzione scolastica elementare, ma soprattutto viene come molti suoi coetanei ben presto avviato al lavoro. Lauri iniziò così a lavorare all’età di 10 anni in una fattoria di Tommola. Nel 1918 finì la guerra e Lauri iniziò ad avvicinarsi alla pesca insidiando, con tecniche tradizionali, persici, lucci e trote nei grandi laghi del sud della Finlandia.

Nel settembre del 1925 Lauri presta servizio militare nell’esercito Finlandese e nel 1927 nella fattoria di Tommola casualmente conosce una ragazza, Elma Leppӓnen, che diventerà appena un anno dopo la sua compagna di vita. I due si trasferiscono nel villaggio di Riihilathi, dove Elma fa la cameriera mentre Lauri l’agricoltore d’estate e il taglialegna d’inverno.

Tra il 1929 e il 1932, Lauri ed Elma hanno due figli, Reino e Risto e nel 1933, Lauri decide di dedicarsi maggiormente alla pesca ed allestisce a Lahti, una piccola bancarella per vendere il pescato, mentre continuava a lavorare nei campi e nei boschi.

Lauri andava a pesca assieme ai suoi amici sia da terra che con una vecchia barca a remi; pescava prevalentemente con reti e palamiti e, a fine pescata, il pesce più pregiato veniva venduto alla bancarella di Lahti mentre l’altro veniva portato a casa per sfamare la famiglia. Un giorno, mentre era a pesca con i cugini di Elma, Uuno e Urpo Laaksonen, vide che questi pescavano con esche artificiali come spinner, cucchianini e wobblers. Durante la giornata di pesca l’attenzione di Lauri cadde proprio su un wobbler di fattura americana. Questo insieme ad un fatto capitato sul Pӓijӓnne, gli diede l’ispirazione per un’idea che gli avrebbe cambiato la vita.

Lauri infatti un giorno viene colpito da un fatto che aveva visto centinaia di volte: un branco di pesce foraggio che nuotava vicino agli argini del lago, in mezzo al quale spiccava alla fine un pesce ferito, che si muoveva diversamente dagli altri. Mentre lo fissava vide in una frazione di secondo un grosso Luccio che uscito dai canneti si getto sulla mangianza, attaccando proprio il pesciolino ferito. L’idea che quel tipo di nuoto avesse provocato l’attacco del predatore e che in qualche maniera lo attirasse maggiormente gli fù di ispirazione e pensò che sarebbe stato utile avere un’esca con quelle caratteristiche. Cosi si mise a costruire quello che sarebbe stato il primo minnow, nel materiale che era più facile da lavorare, il sughero. Per compensarne l’alta galleggiabilità decise di inserire nella porzione anteriore del corpo una paletta, orientata in maniera opportuna, che permettesse all’artificiale di muoversi qualche centimetro sotto la superficie, avendo poi cura di rifinire l’esca con inserti dorati e successivamente con degli strati di smalto per proteggerne la livrea e dargli dei riflessi maggiori. Continuò a lavorarci, cambiando materiali e soprattutto finchè quell’esca di legno non ebbe un’azione il più simile possibile a quella di quel pesciolino ferito che l’aveva illuminato. Nacque cosi il primo artificiale rapala, di fatto ancora in commercio dopo 80 anni, l’Original Floating, il minnow più famoso al mondo, un pezzo di storia che ancora è capace di catturare pesci ed emozioni.

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Da family business a multinazionale

La creazione di Lauri ben presto lo rese capace di incrementare notevolmente le sue catture, cosa che non passò inosservata ai suoi amici e parenti. Lauri, che venne sempre conosciuto come una persona generosa, non ne fece un segreto o una esclusiva personale e iniziò a costruire minnows che regalava ai suoi amici. Fu solo dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto dietro consiglio di Elma, che decise di provare a venderli. Le prime esche vennero realizzate in corteccia di pino, e mentre Lauri curava la produzione, Elma gestiva i conti e alcuni semplici manifesti pubblicitari, mentre il lavoro per molti anni rimase confinato alla casa dei due, dato che non avevano abbastanza soldi per prendere un locale apposito. Sin dal quel tempo Lauri era solito fare una cosa che ancora oggi, in cui Rapala è un’azienda multinazionale, viene fatta per ogni singolo minnow, ossia quella di testarli manualmente uno ad uno prima di metterli in vendita.

Dopo il successo ottenuto in Finlandia Lauri riuscì assieme ai figli ad esportare per la prima volta qualche migliaio di esche in Svezia e, neanche a dirlo, i risultati furono ottimi.  Su tutti però, due avvenimenti furono particolarmente importanti per la piccola azienda Rapala. Il primo fu l’interessamento da parte di due pescatori sportivi americani di nome Ron Weber e Raymond Ostrom che, dopo aver visto e apprezzato le doti degli artificiali Rapala, decisero di acquistarli e avviare una piccola distribuzione. Inviarono così una lettera a Lauri e ai suoi figli dove appunto si richiedeva l’autorizzazione per poter distribuire gli artificiali così da poterli far conoscere in tutto il territorio americano.

Il secondo avvenimento che incise molto nella storia di Rapala è legato al triste evento della prematura scomparsa della bellissima Marylin Monroe, avvenuta il 5 Agosto del 1962. Circa un anno prima, un giornalista e fotografo di Life Magazine, decise di andare in Finlandia per fare un servizio sull’aurora boreale. Per una serie di sfortunate coincidenze, non riusci a realizzare il suo obiettivo e quindi, un giorno prima di partire, mentre era sconsolato e preoccupato per il fatto di tornare a casa senza nulla in mano, sente due pescatori parlare della storia di Lauri e pensa che possa essere un qualcosa di interessante, per cui riesce ad incontralo e a fargli una breve intervista. Il giornalista una volta tornato negli USA scrisse la storia e la mandò alla redazione. Non essendo un argomento di primissimo piano, come spesso succede, venne periodicamente rinviata la sua pubblicazione, nonostante nel frattempo Weber e Ostrom, venuti a conoscenza della faccenda, facessero di tutto per cercare di far pubblicare l’articolo. E cosi fu che dopo l’ennesimo rinvio venne decisa la pubblicazione nel numero di agosto, e quando il 5 tutta l’America rimase sconvolta per la scomparsa di Marylin, la redazione cambiò la copertina e parte dei contenuti ma lasciò l’articolo sul pescatore finlandese. Fù cosi che il 17 Agosto uscì uno dei numeri di Life che divenne in seguito il più venduto al mondo, con la bellissima cover di Marlyn e per diversi articoli a lei dedicati, ma anche per una strana storia ‘A lure fish can’t pass up’ che parlava proprio della storia e delle esche di Lauri Rapala. L’articolo su Lauri creò una esposizione mediatica incredibile a Rapala e in poco tempo Ron e Raymond furono travolti da richieste di forniture che arrivarono a sfiorare cifre a cinque zeri.

Oggi Rapala è presente in 140 paesi del mondo e vende ogni anno circa 20 milioni di esche. Tutto è iniziato dall’idea di una persona umile ma caparbia, il cui nome ricorda la terra da cui viene (in finlandese Rapa significa “fango”). [continua]rapala make